Formigoni spaventa Bossi e prepara la guerra padana

Nei sondaggi che circolano, il Pdl va a gonfie vele sull’opposizione, ma il movimento di Umberto Bossi viene segnalato in costante crescita, accreditato di un possibile exploit alle europee oltre il dieci per cento. Voti che, evidentemente, sarebbero tolti proprio al Pdl. E Formigoni sa che proprio la Lombardia è il terreno di competizione più aperto.
8 APR 09
Ultimo aggiornamento: 03:44 | 5 AGO 20
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Da superare ci sono le polemiche sul possibile “doppio stipendio” che Stanca verrebbe ad accumulare con il doppio ruolo, e le bordate di Filippo Penati contro il “manager part-time” che sarebbe costretto a dividersi tra Parlamento ed Expo. Ma francamente non sembrano ostacoli insormontabili. Il sindaco farà buon viso al successo politico dell’asse Tremonti-Formigoni, che ha trovato un punto d’equilibrio anche con la Lega, che avrà un suo rappresentante nel cda di SoGe. Del resto, la stessa Moratti ha ricordato ieri che il 23 aprile a Parigi il comitato esecutivo del Bie vorrà “essere aggiornato sullo stato di avanzamento della società”.
Altro tempo per litigare non c’è. Inoltre, Roberto Formigoni va da tempo ripetendo che di Expo ce ne sono due: quella della società organizzatrice che ha perso già un anno di tempo, e la “sua”, ovvero quella delle infrastrutture da realizzare, affidata al “tavolo Lombardia” presieduto proprio dal governatore regionale. E quella, assicura, fila come un treno. Sembra andare l’acqua per l’orto, in questa fase, a Formigoni, che dopo il buon successo personale incassato al congresso di nascita del Pdl sta provando a giocare le sue carte, forte anche della buona intesa culturale con Gianni Alemanno, oltre a quella con il ministro dell’Economia. In questa chiave va ovviamente interpretata la polemica piuttosto ruvida con Gianfranco Fini, cui Formigoni ha ricordato di essere una “piccola minoranza” dentro a un partito dove l’eredità popolarista sarebbe molto più determinante.
E in questa chiave, con l’aggiunta di una serie di motivazioni locali, vanno interpretate anche le parole non tenere riservate alla Lega nell’intervista sull’ultimo numero dell’Espresso: “Troppe volte la Lega alza la voce e noi sopportiamo per amore di coalizione. I leghisti sono buoni e cari, ma ogni tanto si meritano un simpatico scappellotto”. Niente a contronto di quel che potrebbe dire un leghista, se volesse attaccare Formigoni, ma in bocca all’ecumenico governatore lombardo suona quasi come una dichiarazione di guerra. Che va ad aggiungersi a precedenti dichiarazioni, con cui Formigoni aveva richiamato l’attenzione del nascente Pdl: con la Lega siamo alleati, ma d’ora in poi sulle schede ci saranno due simboli diversi.
Il primo motivo di attrito è proprio quello elettorale: nei sondaggi che circolano, il Pdl va a gonfie vele sull’opposizione, ma il movimento di Umberto Bossi viene segnalato in costante crescita, accreditato di un possibile exploit alle europee oltre il dieci per cento. Voti che, evidentemente, sarebbero tolti proprio al Pdl. E Formigoni sa che proprio la Lombardia è il terreno di competizione più aperto, rispetto ad esempio al Veneto dove la forza della Lega è da tempo ancor più consolidata. E poi, com’è noto, la Lombardia è la vera roccaforte dei voti di Formigoni e della sua area di riferimento che si raccoglie dentro “Rete Italia”. E questo è un motivo di attrito reale tra l’aspirante leader della componente cattolico-popolare del Pdl e la Lega. Non per niente, Formigoni insiste da tempo sulla necessità di un maggior radicamento territoriale del partito, e su un maggior rispecchiamento dell’area cattolica e moderata, quella da sempre più tentata di votare per gli uomini di Bossi. E non per niente, Formigoni ha anche fatto balenare una certa simpatia per il referendum elettorale, che invece terrorizza la Lega: se passasse una legge che attribuisce il premio di maggioranza al partito e non alla coalizione, il problema non sarebbe certo per il Pdl. Sarà anche per questo che i leghisti, per ora, hanno preferito opporre un prudente silenzio alle punzecchiature del governatore.